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Rifugio Sebastiani

Il Racconto - Approfondimenti - Consigli

Il Racconto

Per la terza escursione abbiamo scelto di raggiungere il leggendario Rifugio Sebastiani a quota 2102 metri. Inizialmente avevamo deciso di partire da Rocca di Mezzo ma alla fine la scelta è ricaduta sul sentiero 1C iniziando il percorso dalla miniera di bauxite posta a 1654 metri (anche se il cartello dice diversamente!!).

Il Viaggio

Partiti da casa alle 5,30 del mattino, dopo aver assistito ad un magnifico abbraccio fra una golf e un palo della luce con annesso lancio del lampione in mezzo alla strada, ci siamo fermati al solito Autogrill per fare una lunga colazione: non perché abbiamo mangiato tanto ma perché Valerio, comprato un "Gratta e Vinci", ad ogni biglietto grattato ne vinceva un'altro...a tal punto che il cassiere, alla quinta volta consecutiva, ha cominciato a guardarlo male.
Le condizione del tempo non erano brutte ma sapevamo che in giornata si sarebbe fatto brutto e avrebbe piovuto ma ormai, alla terza escursione, ci siamo abituati: il tempo non è dalla nostra parte.
Usciti al casello di Tornimparte abbiamo proseguito per gli impianti sciistici di Campo Felice completamente deserti fatta eccezione per alcune jeep di qualche cacciatore che, in barba ai divieti di caccia, aveva parcheggiato lungo la strada per poi disperdersi nei numerosi raggruppamenti di boschi. Presa la stradina che porta all'albergo "Alantino" abbiamo continuato per altri tre chilometri e mezzo stando ben attenti alla sdrucciolevole carrareccia che più di una volta ha fatto sbiancare e imprecare Valerio.
Giunti alla miniera di bauxite caratterizzata da un terriccio rossastro, montagne di terra e un tubo metallico gigantesco tutto arrugginito, abbiamo parcheggiato e ci siamo preparati per la scarpinata.
Rifugio Sebastiani: Uscita Autostrada

La Miniera e la Faggeta

Lasciataci alle spalle la miniera di bauxite, che sorge su un area di circa venti ettari quadrati completamente disboscati, accompagnati da una fresca e pungente brezza mattutina, ci siamo inoltrati per la fitta e rigogliosa faggeta conosciuta con il nome di Macchia del Puzzillo che caratterizza lo sbocco della Valle Leona. Tempo dieci minuti di camminata e le batterie del GPS di Valerio cominciano a fare i capricci. Niente di preoccupante, data la lunga esperienza negli scout, Valerio aveva portato con se due batterie di ricambio...altri dieci minuti di camminata per scoprire che ovviamente le batterie di scorta erano scariche: E vai con la prima scoutata!!!
Per fortuna, il giorno prima avevo comprato il pacco di pile da 12 della Geonaute e così, fatto una massaggio cardiaco al GPS siamo ripartiti nel tepore del sole del mattino.

Le Due Valli

Appena usciti dalla faggeta a circa 1720 metri, ci siamo ritrovati nell'immensa Valle Leona alla quale le cime delle montagne fanno da corona. Sulla nostra sinistra, lungo tutto il versante Sud-Est spiccava la lunga Cimata di Pezza con la Punta della Azzocchio (1992 m.) verso al fine. Alle nostre spalle, come un insormontabile muraglione, si innalzava il Monte Cefalone (2142 m.) contrapposto al Monte Puzzillo (2174 m.) e ad una parte del Costone con il Passo del Morretano, Passo della Torricella e il Passo del Puzzillo.
Proseguendo il nostro cammino, dopo aver visto altre tre jeep di cacciatori, superando un rifugio di recente costruzione e assolutamente inutilizzabile per via del degrado in cui è stato abbandonato, la Valle Leona lascia il posto alla Valle del Puzzillo. Dopo aver scambiato due parole con un vecchio cacciatore, aver visto passare una camionetta della Polizia Provinciale (che nel frattempo si era bevuta il vecchio cacciatore), ci siamo rifocillati con due "leggeri" cannoli con la nutella fermandoci un istante ad un fontanile privo d'acqua posto a pochi metri da una cisterna sotterranea ormai in disuso e abbandonata.

La Scelta del Sentiero

Approfittando della breve sosta abbiamo fatto uno squillo alle rispettive mogli: "Si ciao cara, qui tutto bene, stiamo benissimo e il tempo è meraviglioso!!"...le ultime parole famose. Volgendo lo sguardo verso il Rifugio Sebastiani, un fronte nuvoloso, minaccioso e compatto, avanzava verso di noi cambiando in un attimo l'ambiente circostante che da primaverile e soleggiato diventava invernale e freddo con forti raffiche di vento. Dal fontanile è possibile proseguire sulla destra per il sentiero "1C", più panoramico ma più lungo o sulla sinistra per il sentiero "1C bis" più breve ma con maggior dislivello. Prima dell'arrivo dei nuvoloni avremmo voluto fare l'1C ma viste le condizioni abbiamo deciso di prendere quello più breve...la scelta si rivelò azzeccata!!

Rifugio Sebastiani

Proseguendo il nostro cammino per il percorso "1C bis" il tempo sembrava essere dalla nostra parte. Grosse nuvole nere si alternavano a improvvise schiarite. Nel tragitto abbiamo incontrato un gruppo di cavalli allo stato brado, dei funghetti sparsi qua e la e, udite udite "un ombrello" richiudibile che dal cinese lo rimedi a 5 euro!!
E così continuando la nostra escursione in una salita costante, intervallata di tanto in tanto da piccole radure erbose, alle ore 10:15 del 4 Ottobre 2008 giungemmo al fatidico Rifugio Sebastiani a quota 2102 metri. Un po' spaesati notammo che una porta del rifugio era aperta. Valerio si affacciò al suo interno e notando una fanciulla di montagna alle prese con la macchina del gas le chiese con voce soave e timorosa: "Scusa è aperto il rifugio??" e secca arrivò la risposta "Se stiamo qui dentro vuol dire che è aperto!!" E vai con la seconda scoutata!!! E così ripensando alla risposta ricevuta, cominciammo a guardarci intorno per trovare un posto dove mettere la tenda non prima di aver posato gli zaini ed esserci cambiati i panni madidi di sudore.
Arrivati al rifugio, come si può vedere dalle foto, il sole era tornato prepotentemente a dominare il cielo ma sarebbe durato poco. In un attimo si alzò un vento freddo, grosse nuvole nere coprirono il sole e piccole palline di ghiaccio cominciarono a cadere andandosi ad attaccare ai nostri maglio. La decisione fu presa velocemente e senza indugiare: Saremmo rimasti nel rifugio.

Il Soggiorno al Sebastiani

Appena in tempo di decidere dove pernottare che si scatenò la fine del mondo. Una tormenta di neve cominciò a imperversare su tutta la zona imbiancando in breve tempo tutto il paesaggio. Vento, nebbia, neve e un freddo micidiale continuò costantemente per tutto il giorno. Fu così che la nostra escursione cambiò radicalmente aspetto. Non più un passeggiate e scarpinate fra boschi e montagne ma una sosta obbligata in un accogliente e caldo rifugio e pensare che eravamo convinti che il rifugio fosse chiuso e che, se anche avessimo chiamato per verificarne lo stato, ci avrebbero detto che erano al completo. Nella giornata di sabato infatti sarebbero dovuti arrivare venti persone...ma così non fu. Un segno del destino a dover rimanere nel rifugio. Fu l'occasione di conoscere persone con particolarità, caratteristiche ed esperienze che mai prima d'ora avevo avuto modo di incontrare. I gestori del rifugio erano due ragazzi della nostra stessa età: Giulio e Lucilla. Ragazzi sorridenti, disponibili e sicuramente volenterosi. Già dal giorno prima, infatti, caricando i propri zaini di salsicce, spezzatino, patate, insalata, pentole e pentolini per cinquanta persone, si erano fatti la loro bella scarpinata dalla miniera di bauxite fino al rifugio. Ed inoltre, per domenica, avrebbero dovuto accogliere e sfamare non solo le cinquanta persone in programma ma tutte le altre eventuali persone, tipo noi, che sarebbero sicuramente passate per il rifugio Sebastiani. Insomma una cosa disumana a tal punto che ho visto uscire i ragazzi dalla cucina giusto per mangiare un boccone con noi. Passando il pomeriggio a leggere libri di montagna, a scegliere le prossime mete e a sonnecchiare su un tavolo, mentre Valerio fu colto da una botta di euforia da altitudine che lo fece comportare in modo ambiguo fino al ritorno a casa, giunsero al rifugio diverse persone fra cui una guida alpina in compagnia della moglie e di due clienti che solo a guardarlo negli occhi si notava subito in lui anni e anni di esperienza maturata scalando le vette più alte del mondo. Da ciò che diceva capimmo che era uno dei pochi "ottomilametristi" d'Italia. Nel tardo pomeriggio poi vedemmo giungere un'altra persona. Era stranamente da solo e capimmo subito che avrebbe pernottato nel rifugio perché appena entrato, dopo averci salutato velocemente, salì immediatamente al piano superiore dove sono i letti. Sistematosi scese al pian terreno e messosi seduto al nostro tavolo con fare timido cominciammo a parlare quasi come se ci fossimo conosciuti da molto tempo. Avevamo di fronte un ragazzo, anche egli della nostra età, che dal 2006 ad oggi aveva da poco superato la soglia del 1000 km percorsi di cui la maggior parte in solitaria. In Daniele, questo il suo nome, si vedeva una passione incontrastata per la montagna, cosciente dei propri limiti e delle proprie incertezze ma con moti punti fermi e con un bagaglio di notevole spessore che solo il "deserto" che offre la montagna può darti.
Fu così che fra una chiacchierata e l'altra, un racconto e l'altro e una cena in compagnia tra fiamminghe di polenta, vecchi sci di metallo, ghette e bandierine nepalesi, la serata giunse al termine e andammo a nanna (tutti tranne Giulio e Lucilla che tanto per cambiare si rimisero in cucina a faticare).

Il Ritorno

Svegliati da un raggio di sole che passava attraverso la piccola finestra del rifugio, chi con un po' di mal di schiena chi con tanto mal di testa dopo una nottata passata insonne, facemmo unna nutriente colazione a base di cornetti, marmellata, burro, tè, latte e caffè. Il brutto tempo aveva lasciato il posto ad una meravigliosa giornata. Il sole illuminava splendidamente tutto il panorama intorno a noi abbellito da un manto di neve a tratti interrotto da grossi massi e rametti di piante che emergevano. Non si vedeva una nuvola. Fu così che preparati gli zaini e messi gli scarponi, salutati Giulio e Lucilla, ci incamminammo sulla via del ritorno accompagnando per un tratto Daniele che si apprestava a raggiungere la cima del Monte Cornacchia. Il ritorno fu tranquillo e veloce fatta eccezione per una mia scivolata finita di culo in terra con classica paccata di fango sulla chiappa e gomito dolorante... Era tutto calcolato...mi ero rifatto delle "scoutate" di Valerio!!