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Urban Trekking Ponte di Nona

Il Racconto

Il Racconto

Tutti puntuali alle 9:00 come da appuntamento, ci siamo ritrovati alla rotatoria del parco di Ponte di Nona tutti attrezzati, chi più chi meno, per affrontare il percorso del primo trekking urbano di Ponte di Nona.
La comitiva, composta da poco meno di trenta elementi, era composta da tutte le fasce di età, dai bimbi più piccoli, accuratamente posizionati in comodi marsupi attaccati ai papà, ad energici e pimpanti nonni che energicamente hanno tenuto testa ad ogni ostacolo con il sorriso sulle labbra.
L’itinerario, di circa sette chilometri e per una durata di quattro ore di cammino, attraversa luoghi ben diversi fra di loro sia sotto l’aspetto paesaggistico sia sotto l’aspetto storico. Gli organizzatori infatti sono riusciti ad accompagnare i partecipanti in un percorso non solo fisico ma temporale che ha coinvolto sia il passato, sia il presente che il futuro del quartiere.
Dal parco ci siamo messi in cammino verso via Luciano Conti e, attraversato via Francesco Caltagirone, ci siamo immessi nel tratto di strada di via di Ponte di Nona ormai chiusa al traffico passando immediatamente da un ambiente trafficato ad uno molto più ovattato e rilassante fatto di alti eucalipti, una miriade di alberelli piantati da poco tempo e un percorso atletico caratterizzato da numerosi attrezzi ginnici tenuti in ottimo stato. Durante il tragitto per arrivare alla via Collatina, si ha la possibilità di ammirare panorami di notevole interesse. Stando in un tratto rialzato infatti, mentre sulla propria destra verso Nord-Est, è presente il lato nascosto e silenzioso del quartiere, sulla propria sinistra verso Sud-Ovest è impossibile non fermarsi ad osservare la grande estensione della campagna romana, con le due aree del boschetto di via di Salone sulla destra e in lontananza gli alti palazzoni di Tor Bella Monaca e la chiesa con il particolare tetto a punta.
Guardando a Nord invece proprio in direzione della via Collatina, si ergono i monti Lucretili che sembrano abbracciare tutto il paesaggio e in lontananza il monte Soratte isolato da tutti gli altri.
Arrivati alla via Collatina e attraversata, si ha la possibilità di osservare sterpaglie e rifiuti di ogni genere fra cui delle siringhe che selvaggiamente coprono circa 50 metri dell’antica strada romana rinvenuta durante l’ampliamento della via Collatina nel 2009. Le immagini rendono bene lo stato pessimo e pietoso in cui si trova questo reperto archeologico e di cui faccio fatica a trovarne i giusti aggettivi.
Tornati indietro sui nostri passi di circa 200 metri, abbiamo voltato in direzione della casa dello studente e quindi verso via Giovanni Cicali per riprendere la via Collatina. Lungo tutto il tratto che porta ai piedi dell’autostrada, grazie a due tappe ben studiate, abbiamo avuto modo di dare un occhiata a quelle che saranno le infrastrutture pubbliche del quartiere in modo particolare un asilo, già realizzato ma ancora non aperto, e la tanto desiderata stazione metropolitana di Ponte di Nona con i parcheggi pronti già da qualche anno.
Continuando la nostra passeggiata siamo passati attraverso i parcheggi della futura metropolitana, siamo passati sotto la ferrovia e dopo una breve salita ecco spuntare il lago di Ponte di Nona. Si tratta di un fiume sotterraneo che, ad un tratto del suo percorso, sale in superfice creando questo lago, tecnicamente detto falda affiorante, per poi tornare nel sottosuolo. Guardando il lago e scendendo nell’unico accesso disponibile, sembra di essere catapultati in un altro luogo selvaggio e incontaminato. Purtroppo la sensazione dura poco guardandosi intorno. Rifiuti sparsi ovunque, bottiglie e buste di plastica, barattoli di latta, pacchetti di sigarette e i soliti rifiuti edili. Dopo una breve pausa per rifocillarsi un po’ con qualche fico ancora non del tutto commestibile preso direttamente dall’albero, la comitiva si è divisa in due gruppi dato lo stato del tratto di percorso da affrontare per raggiungere il cavalcavia su via Giorgio Grappelli. Un gruppo si diretto verso il centro commerciale tramite una stradina sterrata mentre i più arditi si sono spinti nella sterpaglia guidati dal prode Carmine che già in passato aveva percorso tale sentiero. Il bello di questo tratto di percorso è che improvvisamente ci si rende conto della presenza di ciottoli di varie dimensioni, alcuni completamente isolati e disordinati ma altri posti in posizione completamente lineare e livellata fra di loro: stiamo passando sull’antica via romana incontrata precedentemente e che ora è riemersa ai nostri piedi.
Procedendo dritti, continuando a seguire l’antica strada, pochi metri prima di arrivare al passaggio pedonale, ci si trova davanti a cumuli di massi posti in modo disordinato in tutta l’area. Si tratta dei blocchi di pietra dell’antica strada romana rimossi per la costruzione della sottostante Via Giorgio Grappelli.
Un altro aspetto molto particolare dell’area circostante, visibile anche dalle immagini satellitari, è la presenza di fosse di varie dimensioni, sia di profondità che di larghezza, di cui ignoro completamente la finalità ma di certo ne conosco il pessimo stato in cui sono ridotte: buste di plastica, bottiglie di vetro e detriti vari si nascondono bene sul fondo di queste buche. Cercherò il prima possibile di trovare maggiori informazioni sulla loro funzionalità.
In fila indiana come bravi boy scouts ci siamo spostati sul cavalcavia di Via Antonio Capetti dove abbiamo fatto una breve pausa per ammirare il panorama che si apre sull’abetaia di Colle degli Abeti e sulla sottostante antica strada romana rimasta intatta con i bei lastroni di pietra allineati da centinaia d’anni.
La passeggiata è continuata scendendo verso il casello autostradale. Da qui abbiamo preso una stradina nella sterpaglia e siamo scesi nello spiazzo dove l’antica strada romana ritorna in superficie e ha inizio l’abetaia. Per maggiori approfondimenti sul luogo leggi il racconto "Collatia".
Abbiamo attraversato tutta l’abetaia immergendoci in un ambiente totalmente ovattato, selvaggio e misterioso. Per lunghi tratti infatti, se non fosse per la carrareccia, si farebbe fatica ad orientarsi perché la vegetazione è fitta e non permette di vedere oltre i cinque, dieci metri. Siamo sbucati dal pecoraro e, attraversata via Nicola Saliola (fu Mejo de Gnente), abbiamo proseguito per Via Padre Felice Maria Cappello strada chiusa, ma asfaltata e con l’illuminazione, per poi deviare su via Lucille Teasdale Corti che di "via" ha ben poco.
E’ una strada non asfaltata che segue il percorso delle fogne che confluiscono da Colle Degli Abeti e Ponte di Nona. Ci troviamo infatti nella parte più bassa dei due quartieri con un dislivello di circa trenta metri dove non solo confluiscono le fognature ma scorre anche il ruscello Benzone che nasce da un laghetto artificiale che si trova alla fine della via e dove non è più possibile proseguire.
Tornati indietro per duecento metri siamo risaliti per via Augusto Stella, altra via inutile del quartiere, e dopo i doverosi saluti e ringraziamenti, passate da poco le 13:00, abbiamo concluso la prima giornata di trekking urbano di Ponte di Nona.

Un mio caloroso ringraziamento va a tutti i partecipanti, al CdQ Nuova Ponte di Nona e in modo particolare agli organizzatori Carmine D'Anzinca e Bruno Foresti per l'impegno profuso.
Alla prossima!