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Piano di Pezza

Il Racconto - Approfondimenti - Consigli

Il Racconto

Pioggia pioggia e pioggia!!! e per meglio descrivere le condizioni meteorologiche metterei anche freddo, grandine, nuvole, ghiaccio e neve. Insomma un quadretto ben fatto per spiegarvi in che condizione abbiamo affrontato questa escursione che avrebbe previsto il Velino come meta finale e invece...

Il Viaggio

Raggiunto Valerio alle 6:00 del mattino di sabato 19 giugno sotto casa sua, siamo andati a prendere Marco che, vispo come una lumaca assonnata, non che noi eravamo da meno anzi, ha cercato per quanto possibile di sistemare zaini, bastoncini telescopici e scarponi nella "rozzo mobile": fosse stato per le dimensioni dello zaino "tattico" di Marco la Clio in confronto ad una Smart sarebbe stata un TIR e di zaini ne sarebbero potuti entrare anche una quindicina ma purtroppo a rovinare il tutto c’erano i soliti mega zaini inadatti mio e di Valerio che, seppur messi di lato, occupavano l’intero portabagagli.
Il tempo non era dei migliori, c’erano conformazioni di nuvole sparse ma un sole costante ci faceva sperare bene. La speranza di bel tempo durò poco. Già arrivati al solito Autogrill dell’A24 "Civita Sud" per fare colazione, le nuvole cominciavano ad avere la meglio e il sole faceva fatica a mostrarsi. Il freddo inoltre cominciava a farsi sentire. Proseguendo per l’A24 per poi lasciarla per l’A25 Chieti-Pescara, fra una chiacchierata e l’altra, siamo usciti al casello di Aielli-Celano. Dalla macchina, guardando verso il gruppo montuoso del Velino, sulle cime più alte si vedevano strisce di neve che spesso e volentieri erano coperte da grandi ammassi di nuvole nere. La speranza di aver scelto il fine settimana soleggiato diminuiva sempre di più.
Passati per Celano e giunti ad Ovindoli, per essere sicuri della strada presa ci siamo accostati al marciapiede e, chiesto gentilmente al primo passante "Mi scusi andiamo bene per Piano di Pezza?" la signora con un accento rumeno tendente al russo e con aria alquanto rabbuiata, pensando che la stessimo prendendo in giro, mette la mano a carciofo e ci risponde "Piezzo coooosa?!?!?" e la risposta spontanea di Valerio è stata "Sto piezzo de ca..o!!" ma per fortuna è rimasta incastrata nei suoi ingarbugliati pensieri.
Passato Rovere e giunti all’inizio di Rocca di Mezzo, al primo e forse unico semaforo, abbiamo svoltato a sinistra per Via di Pezza per giungere a Vado di Pezza (1468 m.). Qui è presente il ristorante "Rifugio del Lupo", una bella baita in stile montanaro con, al suo fianco, una nuova struttura che sembra non essere ancora stata aperta al pubblico.
Abbiamo proseguito per la strada sterrata per cinque chilometri raggiungendo Capo Pezza (1535 m.)dove un cartello di divieto d’accesso ci obbligava a fermarci. E così che, parcheggiata l’auto, messici gli scarponi e gli zaini, alle 8:50 abbiamo proseguito a piedi.

Vado e Piano di Pezza

Già da Vado di Pezza si entra in questa immensa valle che con le sue alte cime laterali sembra voglia avvolgere in un abbraccio coloro che la percorrono. Completamente sprovvista di alberi fin dove arrivano le auto, fatti pochi passi siamo stati avvolti in un fitto bosco di faggi che rendevano l’atmosfera surreale e incantata. La vegetazione è talmente fitta da rendere ovattato tutto l’ambiente ornato di tanto in tanto da macigni ciclopici staccatisi dalle montagne laterali e rotolati lungo la valle.

Valle Cerchiata

A quota 1793 metri, dove c’è la biforcazione del sentiero, abbiamo proseguito per il sentiero 1A che dopo circa 1200 metri, con un dislivello di 300 metri, porta al Sebastiani. In questo tratto di sentiero la vegetazione si dirada sempre di più per poi scomparire definitivametne. Più volte siamo incappati in ampie e lunghe lastre di neve ghiacciata. Finalmente dopo 2 ore e mezza di cammino siamo arrivati al rifugio Sebastiani accolti da Eleonora, Alberto ed Enea.

Colle Dell'Orso

Posati gli zaini al piano superiore e rifocillatici fino alle 13:30 abbiamo deciso di andare sul Colle del’Orso per dare un occhiata alla situazione del sentiero che il giorno dopo ci avrebbe portato vero il Velino.
Fin qui il tempo aveva retto bene. Il sole andava e veniva, la temperatura era scesa notevolmente e si era alzato un vento freddo e pungente ma per fortuna non pioveva. Le ultime parole famose. Preso il sentiero 1G che costeggia Colle dell’Orso per poi proseguire lungo tutto l’anfiteatro naturale composto da Punta Trento e il costone del Colle delle Trincere, il tempo di renderci conto che il sentiero avrebbe attraversato un lungo tratto di neve ghiacciata per noi impossibile da superare, che è iniziato a piovere a dirotto e come se non bastasse è venuta giù anche al grandine. Rendendoci conto che era impossibile e inutile proseguire abbiamo girato i tacchi e siamo tornati al rifugio zuppi dalla testa ai piedi.

Cimata di Puzzillo e Cimata di Pezza

Visto che ormai la situazione era peggiorata notevolmente e il tempo non tendeva a migliorare ma anzi a peggiorare abbiamo passato un po’ di tempo a leggere qualche libro e a fare una partitina a scopa come vecchi montanari di 90 anni. Giusto verso le 16:30 un vento costante ha spazzato via le nubi basse dandoci la possibilità di fare una capatina su Cimata di Puzzillo (2140 m.) e Cimata di Pezza (2132 m.) ma nuvole a bassa quota, vento e freddo non rendevano la breve escursione piacevole limitando il campo visivo ad una decina di metri e abbiamo fatto appena in tempo a ritornare al rifugio che è iniziato a piovere in modo costante e incessante per non smettere più.

Il Ritorno

Una mezz’ora per rifocillarci al rifugio, che alle 18:30 circa ecco arrivare Daniele, il "pigro camminatore" come ama definirsi, accompagnato da un suo amico, Nicola, che provenienti da Monte Rotondo (2064 m.) erano talmente fradici che entrando nel rifugio lasciavano la scia come fossero delle lumache.
Dopo i doverosi saluti e aver ascoltato qualche avventura di Daniele ci siamo seduti a tavola per la cena e la serata è volata via discutendo su quale sia il miglior posto per farsi male in montagna evitando di pagare il CAI nel caso non si sia socio: "Marco!!! se te fai male dalla parte del Lazio te ce lasciamo!!"
Saliti al piano superiore per la nanna, dopo aver occupato il letto a castello a tre posti come se fosse uno stabile, fondato il "Condominio Sempreinsalita" siamo letteralmente crollati in un sonno profondo per svegliarci la mattina successiva alle 6:30 chi con il mal di testa (Valerio), chi con un rodimento immane (Giuliano) dopo essersi affacciato alla finestra e aver visto la situazione metrologica del tempo: era peggiorato dal giorno precedente, facevo un freddo mostruoso e pioveva senza sosta. Fatta colazione e preparati gli zaini, salutati i ragazzi del rifugio con Daniele e Nicola che si erano appena alzati, ben coperti, a testa bassa e a passo svelto abbiamo fatto ritorno alla macchina.
Anche questa volta non ci siamo riusciti ma il Velino è sempre li e prima o poi ci saliremo!